RIDLEY SCOTT

30 11 2009

Oggi ricorre il compleanno di Ridley Scott.
Questo articolo è un po’ datato, risale al 2001 e pubblicato per la Bianco&Nero Production.
Ve lo ripropongo per festeggiare questo talentuoso regista.

ridley9

RIDLEY SCOTT

“Una nuova vita vi attende nelle colonie Extra-Mondo. L’occasione per ricominciare in un Eldorado di buone occasioni e di avventure, un nuovo clima, divertimenti ricreativi…” (Annuncio pubblicitario dall’alto, Blade Runner)
Quale miglior slogan poteva essere inventato dall’autore di oltre tremila spot pubblicitari?
Uno slogan che è, poi, il ritratto della sua vita. Ridley Scott nasce il 30 novembre 1937 a Stockton-on-Tees (Inghilterra). Dopo essersi diplomato al Royal College of Art si trasferisce negli Stati Uniti, dove realizza alcuni documentari per la Time-Life Inc. Rientrato in patria, lavora per un certo periodo per la BBC come scenografo (ha studiato pittura per sette anni ) e regista. In seguito fonda una società per la produzione di spot pubblicitari: solo negli anni ’60 ne realizzerà più di duemila.
Si può affermare che Scott è il duellante di se stesso, sempre in bilico tra il passato come produttore di spot ed il presente come regista cinematografico. Duellare, combattere, sopravvivere. Se queste sono le regole della vita, perché non possono essere i canoni dei film? Ed ecco che Ridley Scott diviene “il regista dei duelli”.
A partire dal suo film d’esordio, I Duellanti (1977) premiato a Cannes, dove troviamo il duello eterno tra i tenenti Hubert e Feraud; fino al suo più recente Il Gladiatore (2000), in cui il generale Massimo (Russell Crowe) combatte per l’Impero, sopravvive per vendicarsi e duella con l’Imperatore Commodo (Joaquin Phoenix). Interessante è la voluta partecipazione da parte di Scott del piccolo Giorgio Cantarini (Marcus, figlio di Massimo), l’indimenticato bambino de La Vita è Bella di Benigni. “Non è al genere peplum” dichiara durante la conferenza stampa a Roma “che mi sono ispirato, e nemmeno alla fedeltà storica. Noi siamo partiti da alcuni personaggi storici, come l’Imperatore Marco Aurelio e il suo travagliato rapporto con il figlio Commodo, per raccontare non la loro storia, ma quella del generale Maximus”. Come in quasi tutti i suoi film si diletta nel ricostruire gli ambienti con uno sguardo molto soggettivo. Così, l’utilizzo degli spettacoli per eccitare e manipolare le masse, la violenza più o meno manifesta delle competizioni sportive, gli aspetti divistici dei campioni dell’arena di allora, si riflettono negli eroi sportivi di oggi accomunando questa pellicola ad Ogni Maledetta Domenica di Oliver Stone.
Ed ancora duelli troviamo in Alien (1979) e Blade Runner (1982) (Blade Runner-The director’s cut- 1992), il primo contro una forma aliena ostile, il secondo contro individui (detti ‘replicanti’) creati dall’uomo. Nel primo, l’elemento essenziale, è la sopravvivenza delle due specie, l’umana da una parte e l’aliena dall’altra. Ed è proprio la creatura aliena, che compare molte volte, ma solo per brevi istanti e mai nella sua interezza, la vera protagonista del film. Costruito da Carlo Rambaldi, l’alieno, nei vari stadi della sua evoluzione, è frutto della mente dell’ artista svizzero H.R. Giger, i cui dipinti raffigurano cupe ambientazioni extraterrestri in cui si muovono creature nelle quali la biologia umana e quella aliena si fondono. Scott e Giger hanno indubbiamente creato uno dei mostri più terrificanti nella storia del cinema di suspense, il tutto avvolto in atmosfere cupe e ostili, come le paure più profonde di ognuno di noi.
In Blade Runner gli stessi elementi sono maggiormente sottolineati, creando nello spettatore una vena di simpatia per i Replicanti, vittime, più che carnefici, della società del 2019. Lo stesso Rick Deckard (Harrison Ford), un ex poliziotto e cacciatore di replicanti, ne viene conquistato e, per confessione recente di Scott, è uno di loro. Atmosfere grigie, perenne pioggia e caos sono gli elementi costanti della pellicola più cult di tutti i tempi. Un capolavoro che ha rivoluzionato la fantascienza ed ha ispirato il cyberpunk. La fama di questo film rende superfluo approfondire i dettagli della trama; vi sono però molti particolari interessanti, legati alla sua realizzazione, tra i quali la vaga ispirazione al romanzo “Cacciatore di androidi” di Philip K. Dick ed il titolo tratto dall’opera “The Bladerunner” di Alan E. Nourse; Scott ne acquistò i diritti ritenendolo adatto al personaggio e al film che voleva realizzare. Un ultimo particolare interessante è che le riprese aeree del finale voluto dalla produzione furono tratte dal film “Shining” di Stanley Kubrick.
Se Blade Runner è lotta per la vita, Thelma & Louise (1992) è lotta per la libertà. Una trama tutta al femminile per un’America maschilista, dove Thelma (Geena Davis), casalinga annoiata, e Louise (Susan Sarandon), cameriera in un bar, se la svignano con una Thunderbird ’66 decappottabile per una gita di tre giorni. L’incontro, però, con un potenziale stupratore ubriaco e volgare trasforma il loro tranquillo week-end d’evasione in una fuga attraverso il paese che cambierà la loro vita per sempre.
Cambiare vita, non necessariamente sulle “Colonie Extra-Mondo”, è il sottotesto di un’altra pellicola, molto contestata: Soldato Jane (1997). L’opera è stata aspramente criticata, non per essere un brutto lavoro, ma perché firmata dal grande maestro. Il solo consiglio sarebbe quello di vederla trascurandone la paternità. È una pellicola appassionante, eccellente sotto tutti gli aspetti, ma anche volutamente stereotipata per attribuire massima importanza all’argomento: l’ingresso della prima donna alla scuola degli incursori della marina americana (Seals).
Pellicole meno criticate e d’altro genere sono Chi Protegge il Testimone (1988) e Black Rain – Pioggia Sporca (1989). Entrambi seducenti, ma pur con la loro raffinatezza e il fascino, fanno parte di una cinematografia più comune che il regista perfezionerà sempre più. Azione e thriller per un filone cinematografico del periodo. Da sottolineare la bravura di Mimi Rogers nel primo, in cui interpreta la testimone oculare di un omicidio. Velatamente erotico ed al contempo romantico, il film in sé non è uno dei massimi capolavori, ma racchiude la maestria direttiva e la complessità tipica delle pellicole di Scott.
Concludono la cinematografia del regista tre titoli passati in sordina: Legend (1985), con un giovanissimo ed irriconoscibile Tom Cruise e le splendide musiche di Jerry Goldsmith. 1492: La Conquista del Paradiso (1992) con la strepitosa interpretazione di Gerard Depardieu nelle vesti di Cristoforo Colombo e L’Albatros – Oltre la Tempesta (1996).
Nella sua carriera, Ridley Scott, si è cimentato con la fantascienza ed il noir (Alien, Blade Runner), il road-movie (Thelma & Louise), il film in costume (I Duellanti, 1492: la conquista del paradiso), il fantasy (Legend), l’azione ed il poliziesco (Black Rain, Chi protegge il testimone), l’avventura (Albatross: oltre la tempesta, G.I.Jane). A dire il vero questa suddivisione non è che orientativa, in quanto ogni tipologia è rielaborata attraverso il cosiddetto “canada dry”: il ricreare ciò che già esiste. I film di Scott non solo hanno un alto contenuto sul livello drammatico, ma sono anche visivamente eccezionali ed emozionanti, con ogni singola scena, ogni inquadratura pianificata, rifinita e composta come un capolavoro d’arte pittorica, e questa grandissima cura nel ricercare immagini e atmosfere il più possibile evocative ed affascinanti rimarrà la caratteristica principale di tutta la sua produzione.





Sondaggio

29 11 2009




I VAMPIRI nella cinematografia

27 11 2009

L’atavica paura da parte dell’uomo per la morte ha sempre preso forma in una schiera di creature sovrannaturali e malevoli come fantasmi, mostri, vampiri e zombi. Protagonisti inizialmente di leggende popolari, è grazie al cinema che si sono incarnati più volte in moltissimi film e hanno fatto tremare gli spettatori di tutto il mondo.

Tra i tanti mostri che affollano la cinematografia, senza dubbio quelli che hanno avuto maggior successo sono i vampiri: appartenenti a un genere narrativo mitico/popolare e avendo come maggior rappresentante il celebre Conte Dracula inventato da Bram Stoker; queste creature della notte hanno al loro attivo un ricco filone letterario che in più di 80 anni è stato grandemente saccheggiato dal cinema e dalla televisione.
Morire, essere morto. Questa è la gloria!” sono le parole pronunciate dall’indimenticabile Bela Lugosi nel primo storico film di Dracula (1931, regia di Tod Browning), il quale riassume perfettamente le caratteristiche del fascino di un vampiro: egli incarna molti elementi gotici e occulti che ispirano repulsione ma anche macabra seduzione; è una figura oscura e solitaria appartenente a un sinistro mondo a noi sconosciuto, quello delle tenebre.
Il fascino dell’ignoto che i vampiri esercitano è accresciuto dal fatto che in essi convivono la vita e la morte; sono creature immortali che per sopravvivere hanno bisogno di sangue e riposano in bare (solleticando in noi un macabro interesse necrofilo), fuggendo dalla luce solare e trasformandosi in belve che vedono gli esseri umani come prede.
Altri elementi tipici di un vampiro sono l’essenza di predatore solitario e di seduttore irresistibile (che riveste un oscuro romanticismo), il quale ghermisce la propria vittima con un morso erotico/repulsivo sul collo da cui sugge la linfa vitale.
Come abbiamo già detto l’icona più famosa è certamente il Conte Dracula, personaggio ispirato alla vera figura del principe rumeno Vlad Ţepeş, il quale dopo la morte, avvenuta per decapitazione a causa di un’insurrezione popolare, fu sepolto a Bucarest ma la sua tomba fu violata e il suo corpo trafugato. Si sussurrò che Vlad fosse risorto e si aggirasse di notte in cerca di vendetta e di sangue: tutti elementi usati da Bram Stoker e sapientemente miscelati e manipolati nel suo romanzo-manifesto Dracula, che contiene tutti gli archetipi del vampirismo classico.

Dracula/Gary Oldman

Film come Nosferatu (1922, regia di Murnau) e Dracula (1931, di Browning) furono le prime opere cinematografiche tratte dal libro di Stoker e codificarono a livello visivo le caratteristiche convenzionali del vampiro: la sua ombra minacciosa, il suo passo lento e inesorabile, i lunghi canini, il pallore cadaverico, lo sguardo fisso e magnetico, e poi l’impeccabile abito da sera con il lungo mantello nero.
I film su Dracula si moltiplicarono con successo e cominciarono ad arrivare in seguito anche le variazioni, con i vampiri di colore (Bacula; Vampira; Vamp, 1986, di Richard Wenk), vampiri erotici (Vampire Lovers, 1971, di Roy Ward Backer), vampiri antichi egiziani (Miriam si veglia a Mezzanotte, 1983), vampiri provenienti dallo spazio (Space Vampires, 1985, di Tobe Hooper; Il Vampiro del Pianeta Rosso, 1957, di Roger Corman), direttori di manicomio (Il Sangue del Vampiro, 1958, di Henry Cass) e vari figli, figlie, nipoti e amanti del celebre Conte della Transilvania fino ad addossarsi addirittura l’incarnazione di Giuda Iscariota (Dracula’s Legacy, 2000, di Patrick Lussier).
Con il passare del tempo la mitologia del vampiro si è arricchita anche di altri fattori che ne hanno rinnovato nel tempo il fascino, proponendosi ciclicamente al cinema: certi vecchi cliché arcaici sono stati abbandonati e queste creature della notte si sono modernizzate assumendo posizioni più modaiole, abbandonando lentamente i modelli classici e le originarie atmosfere gotiche.

David/Kiefer Sutherland

In questi ultimi anni abbiamo assistito all’avvento di moderni vampiri, meno tragici e più cool, meno solitari e più partecipi ai clan: in film degli anni ’80 come Ragazzi Perduti (1987, di Joel Schumacher) o Il Buio si Avvicina (1987, di Katherine Bigellow) vediamo i primi esempi di questa evoluzione con un progressivo allontanamento dalle origini in favore di nuovi orizzonti narrativi in linea con i tempi e le mode, popolati da gang di giovani menefreghisti e discotecari o clan di succhiasangue post-metallari e vagabondi o, ancora, vere e proprie società segrete di vampiri come in Underworld (2003, di Len Wiseman) o Blade (1998, di Stephen Norringtn) dove vengono inaugurate figure di vampiri supereroi. Per approdare a vampiri letterati e drogati di sangue come nell’alternativo The Addiction (1995, di Abel Ferrara) o anche vampiri rockstar in La Regina dei Dannati (2002, Michael Rymer).
Quelli che un tempo erano figure avvolte da un alone di misticismo gotico, diventano mutanti post-moderni le cui capacità non sono più legate al mondo delle tenebre ma a una biologia differente da quella umana e spiegata scientificamente. Spartiacque di questa evoluzione dei vampiri è certamente il romanzo Io sono Leggenda di Richard Matheson, considerato il padre dei moderni vampiri (con due adattamenti cinematografici: L’Ultimo Uomo sulla Terra, 1964 di Ubaldo Ragona; e 1975: Occhi Bianchi sul pianeta Terra, 1971, di Boris Sagal) perché, oltre a ribaltare i ruoli, tenta di fare luce sulle loro peculiarità (morte apparente, fotosensibilità e bisogno di sangue) giustificandole biologicamente con l’ipotesi di un virus e l’uso geniale dell’attività batterica del nostro corpo. Seppur non supportate da un realismo prettamente scientifico, le sue intuizioni sono apparse quanto mai innovative e credibili per l’epoca in cui venne pubblicato il romanzo (gli anni ’50) e ancora oggi possono risultare, dal punto di vista narrativo, plausibili e non datate, costituendo al tempo stesso il fondamento di un nuovo e moderno ordine narrativo e stilistico.

Lestat/Tom Cruise e Louis/Brad Pitt

Inoltre, se in principio le loro vittime erano solo donne, al passo con la promiscuità sessuale dei nostri tempi, anche gli uomini diventano prede in una sorta di bisessualità da parte dei vampiri sviscerata da film come Miriam si sveglia a mezzanotte e il leggero Vamp, o dai libri di Ann Rice da cui sono state poi tratte pellicole come Intervista col Vampiro (1994, di Neil Jordan) e La Regina dei Dannati.
Negli ultimi anni i vampiri sono “tornati di moda” grazie a Buffy l’Ammazzavampiri e supereroi come Blade (negli anni ’90), ma dal 2000 con Dracula’s Legacy a oggi con New Moon il cinema ha visto rifiorire questo filone narrativo/fantastico con personaggi come Van Helsing (2004, di Stephen Sommers, con Hugh Jackman) o il vampiro Edgar di Perfect Creature (2006, Glenn Standring); e poiché “squadra vincente non si cambia”, sono in arrivo sul grande schermo le pellicole: Daybreakers (2009, Michael e Peter Spierig) e Aiuto Vampiro (2010, Paul Weitz)

Edward/Robert Pattinson

Dracula/Richard Roxburgh





I VAMPIRI nella letteratura

25 11 2009

Il vampiro è una figura tipica di una letteratura gotica e spesso macabra, che talvolta sfocia nel grottesco.
Com’è stato già detto, le sue origini risalgono a credenze molto antiche, avendo alle sue spalle una solida tradizione violenta, ma può essere vista anche come una figura romantica, affine all’amante fatale di primo ‘800.


Il vampiro è spesso definito come un mito di transizione e metamorfosi, è sempre stato paragonato ad animali ritenuti bestiali e di malaugurio o diabolici, quali il serpente, il lupo e il pipistrello. Rappresenta l’ancestrale paura della morte e il suo mistero. Egli sugge il sangue perché ritenuto sede dell’anima, risalendo quindi all’antica credenza secondo la quale mangiando la carne di un uomo, ci si impadronisce delle sue qualità e del suo spirito; perciò il vampirismo potrebbe essere visto anche come estrema sublimazione dei riti antropofagi.
Le caratteristiche che accomunano i racconti sui vampiri sono svariate.
Troviamo quasi sempre la presenza di un narratore inizialmente estraneo alla storia, ma che viene gradualmente attirato nei fatti in modo da poterli osservare e raccontare, attraverso un’operazione di esorcismo dell’occulto, ma al contempo di una sua perpetuazione.
La letteratura fantastica, tende spesso a mescolare realtà e fantasia, per tentare di dimostrare la verità di eventi soprannaturali, con una grande attenzione alla documentazione (lettere, diari, ecc.) che costituisce la struttura narrativa di molte storie sui vampiri. Il vampiro può essere indifferentemente uomo o donna, con una certa tendenza nel preferire la figura maschile agli inizi dell’Ottocento, mentre nella seconda parte dello stesso secolo si può notare una predilezione per un vampirismo al femminile.
La fortuna del vampirismo, dall’Ottocento ai giorni nostri, si potrebbe attribuire alla possibilità dell’autore di dire, attraverso questa metafora, ciò che è indicibile.
Diversi sono quindi i volti oscuri del reale che esso può rivelarci, come ad esempio un’espressione della libido repressa.
Se è vero che, come afferma Freud, il perturbante è l’espressione degli impulsi repressi, il Nosferatu ne è sicuramente l’esempio più lampante. Il vampiro può essere definito quindi come il Diavolo che risiede dentro di noi, l’Es contrapposto all’Io.
Nella maggior parte dei casi predomina l’allusione al rapporto eterosessuale, anche se esiste un chiaro riferimento al legame omosessuale, in Carmilla di Le Fanu è un tentativo, o ancor meglio nelle Cronache dei Vampiri di Rice. Il simbolo sessuale può essere trovato nel vampiro stesso: ha caratteristiche fortemente umane, proprie del libertino e, essendo uno spirito che “entra” e “possiede”, ha evidenti caratteristiche falliche.
Egli è quindi il seduttore, l’affascinatore, l’ipnotizzatore, non gli si può resistere a meno che non si abbia la volontà di tenere lontane le tentazioni (per poter entrare in una casa, deve essere invitato). La sua seduzione implica quindi il consenso della vittima: essa infatti, nel momento in cui il vampiro le affonda i denti nella gola, prova un piacere molto intenso, in cui è facile notare l’allusione all’orgasmo.
La figura del vampiro e la sua carica erotica possono essere viste come strumento d’inconscia ribellione ed esternazione dell’istinto sessuale, che in passato era particolarmente represso, forse è proprio per questo che oggigiorno le più attratte da questa figura sono le adolescenti. A sua volta la donna-vampiro era ancor più inquietante per la morale dell’epoca, a causa delle sue caratteristiche lesbiche che mettevano in pericolo l’ideale della donna sposa e madre.
Il mostro rappresenta sempre l’inconscio, dove albergano le pulsioni di morte e gli istinti aggressivi. Per questo diventa il simbolo stesso della propria morte e deve essere rimosso per esorcizzare la paura di essa. Questa funzione è rivestita dalla figura del vampiro, colui che non muore con la vittima, anzi vive grazie alla sua morte; si può sfuggirgli solo seguendo dei rituali ancestrali (tagliandogli la testa o trafiggendolo con un paletto). Il Nosferatu racchiude quindi in sé l’inaccettabilità di una morte completa e il desiderio di voluttà che va oltre la vita.
Uno degli aspetti di questa figura forse più interessante è quello più prettamente meta-letterario. Il vampirismo potrebbe essere una metafora della letteratura, in cui ogni nuovo scrittore deve annientare il suo precursore per non esserne vampirizzato e non cedere alla sua influenza. I libri che si “nutrono delle citazioni di altri libri e del sangue del lettore” sono come vampiri che necessitano di “una nuova linfa per rimanere in vita“, inoltre lo scrittore stesso è come un vampiro che attraverso la sua opera “contagia con i suoi pensieri i pensieri degli esseri umani” (Il libro dei Vampiri, di Fabio Giovannini), anche in questo caso però il rapporto che si crea tra il “vampiro” e la sua “vittima” è molto ambiguo, poiché anche lo “scrittore vampiro è stato a sua volta vampirizzato” attraverso gli scritti di altri autori, poiché egli è pur sempre un lettore.
Se il Dracula di Bram Stoker è il più famoso romanzo del genere, non è però il primo romanzo ispirato al mito dei vampiri. È probabile che Stoker abbia preso spunto da altre opere, come Il Vampiro di John Polidori (1819); Varney, il Vampiro di Thomas Presket Prest (1847) e Carmilla (1872), il racconto di Joseph Sheridan Le Fanu, in cui appare la donna vampiro più languida e seducente della storia della letteratura.
Il Vampiro di John Polidori narra le vicende si Lord Ruthven, nobile vampiro dallo sguardo terribile e ammaliatore, che non riesce a saziare la sua sete di sangue, specialmente di quello che appartiene alle belle ragazze. La sua vittima preferita è la giovane Ianthe, splendida e sensuale. Come spesso accade nelle storie di vampiri, soprattutto nel Dracula di Stoker terrore e sesso sembrano andare molto d’accordo: il tema del connubio Eros-Thantos (Amore-Morte) è una costante della letteratura gotica. La novella di Polidori non è un’opera straordinaria, ma ebbe un discreto successo e preparò le fondamenta per il capolavoro di Bram Stoker.
Nel 1847, Presket Prest dà alle stampe il suo Varney, the Vampyre, un romanzo di 220 capitoli, nel quale il protagonista Francis Varney è un vampiro assetato di sangue, di orrore e di leggiadre fanciulle. È capace di assumere forme mostruose e si diletta nell’impalare la gente. Quest’ultimo particolare fa presumere che Bram Stoker possa aver studiato anche questo romanzo prima di dare vita al suo Dracula.
Da qui ai tempi nostri il passo e breve.
La scrittrice più famosa nel campo del “romanzo vampiresco” è sicuramente Anne Rice, secondogenita di una famiglia cattolica irlandese e scrittrice di romanzi gotici, horror e fantasy i cui principali protagonisti sono, appunto, vampiri e streghe. Ha venduto milioni di copie divenendo una delle migliori autrici horror della storia moderna. Nella sua vita, ha sempre dato particolare attenzione alla sessualità umana: ritiene infatti che ogni umano sia, per natura, bisessuale. Per questo tutti i suoi personaggi (e in particolare i vampiri) hanno rapporti con entrambi i sessi. Delle sue Cronache dei Vampiri, il più noto è sicuramente Intervista col Vampiro (1976) da cui fu tratto l’omonimo film con Tom Cruise e Brad Pitt (1994), che la lanciò nell’Olimpo degli scrittori di genere.
Se la Rice è stata a lungo la regina indiscussa di questo genere letterario, oggi a farla da padrona è sicuramente Stephenie Meyer, con la sua Twilight saga. I quattro romanzi da cui la saga è costituita (Twilight, 2005; New Moon, 2006; Eclipse, 2007 e Breaking Dawn, 2008) sono divenuti in pochissimo tempo un cult, grazie a giovanissimi e seducenti personaggi, portati da poco sul grande schermo e interpretati dai beniamini delle teenager, quali Robert Pattinson, Kristen Stewart e Taylor Lautner.








Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.