I VAMPIRI nella letteratura

25 11 2009

Il vampiro è una figura tipica di una letteratura gotica e spesso macabra, che talvolta sfocia nel grottesco.
Com’è stato già detto, le sue origini risalgono a credenze molto antiche, avendo alle sue spalle una solida tradizione violenta, ma può essere vista anche come una figura romantica, affine all’amante fatale di primo ‘800.


Il vampiro è spesso definito come un mito di transizione e metamorfosi, è sempre stato paragonato ad animali ritenuti bestiali e di malaugurio o diabolici, quali il serpente, il lupo e il pipistrello. Rappresenta l’ancestrale paura della morte e il suo mistero. Egli sugge il sangue perché ritenuto sede dell’anima, risalendo quindi all’antica credenza secondo la quale mangiando la carne di un uomo, ci si impadronisce delle sue qualità e del suo spirito; perciò il vampirismo potrebbe essere visto anche come estrema sublimazione dei riti antropofagi.
Le caratteristiche che accomunano i racconti sui vampiri sono svariate.
Troviamo quasi sempre la presenza di un narratore inizialmente estraneo alla storia, ma che viene gradualmente attirato nei fatti in modo da poterli osservare e raccontare, attraverso un’operazione di esorcismo dell’occulto, ma al contempo di una sua perpetuazione.
La letteratura fantastica, tende spesso a mescolare realtà e fantasia, per tentare di dimostrare la verità di eventi soprannaturali, con una grande attenzione alla documentazione (lettere, diari, ecc.) che costituisce la struttura narrativa di molte storie sui vampiri. Il vampiro può essere indifferentemente uomo o donna, con una certa tendenza nel preferire la figura maschile agli inizi dell’Ottocento, mentre nella seconda parte dello stesso secolo si può notare una predilezione per un vampirismo al femminile.
La fortuna del vampirismo, dall’Ottocento ai giorni nostri, si potrebbe attribuire alla possibilità dell’autore di dire, attraverso questa metafora, ciò che è indicibile.
Diversi sono quindi i volti oscuri del reale che esso può rivelarci, come ad esempio un’espressione della libido repressa.
Se è vero che, come afferma Freud, il perturbante è l’espressione degli impulsi repressi, il Nosferatu ne è sicuramente l’esempio più lampante. Il vampiro può essere definito quindi come il Diavolo che risiede dentro di noi, l’Es contrapposto all’Io.
Nella maggior parte dei casi predomina l’allusione al rapporto eterosessuale, anche se esiste un chiaro riferimento al legame omosessuale, in Carmilla di Le Fanu è un tentativo, o ancor meglio nelle Cronache dei Vampiri di Rice. Il simbolo sessuale può essere trovato nel vampiro stesso: ha caratteristiche fortemente umane, proprie del libertino e, essendo uno spirito che “entra” e “possiede”, ha evidenti caratteristiche falliche.
Egli è quindi il seduttore, l’affascinatore, l’ipnotizzatore, non gli si può resistere a meno che non si abbia la volontà di tenere lontane le tentazioni (per poter entrare in una casa, deve essere invitato). La sua seduzione implica quindi il consenso della vittima: essa infatti, nel momento in cui il vampiro le affonda i denti nella gola, prova un piacere molto intenso, in cui è facile notare l’allusione all’orgasmo.
La figura del vampiro e la sua carica erotica possono essere viste come strumento d’inconscia ribellione ed esternazione dell’istinto sessuale, che in passato era particolarmente represso, forse è proprio per questo che oggigiorno le più attratte da questa figura sono le adolescenti. A sua volta la donna-vampiro era ancor più inquietante per la morale dell’epoca, a causa delle sue caratteristiche lesbiche che mettevano in pericolo l’ideale della donna sposa e madre.
Il mostro rappresenta sempre l’inconscio, dove albergano le pulsioni di morte e gli istinti aggressivi. Per questo diventa il simbolo stesso della propria morte e deve essere rimosso per esorcizzare la paura di essa. Questa funzione è rivestita dalla figura del vampiro, colui che non muore con la vittima, anzi vive grazie alla sua morte; si può sfuggirgli solo seguendo dei rituali ancestrali (tagliandogli la testa o trafiggendolo con un paletto). Il Nosferatu racchiude quindi in sé l’inaccettabilità di una morte completa e il desiderio di voluttà che va oltre la vita.
Uno degli aspetti di questa figura forse più interessante è quello più prettamente meta-letterario. Il vampirismo potrebbe essere una metafora della letteratura, in cui ogni nuovo scrittore deve annientare il suo precursore per non esserne vampirizzato e non cedere alla sua influenza. I libri che si “nutrono delle citazioni di altri libri e del sangue del lettore” sono come vampiri che necessitano di “una nuova linfa per rimanere in vita“, inoltre lo scrittore stesso è come un vampiro che attraverso la sua opera “contagia con i suoi pensieri i pensieri degli esseri umani” (Il libro dei Vampiri, di Fabio Giovannini), anche in questo caso però il rapporto che si crea tra il “vampiro” e la sua “vittima” è molto ambiguo, poiché anche lo “scrittore vampiro è stato a sua volta vampirizzato” attraverso gli scritti di altri autori, poiché egli è pur sempre un lettore.
Se il Dracula di Bram Stoker è il più famoso romanzo del genere, non è però il primo romanzo ispirato al mito dei vampiri. È probabile che Stoker abbia preso spunto da altre opere, come Il Vampiro di John Polidori (1819); Varney, il Vampiro di Thomas Presket Prest (1847) e Carmilla (1872), il racconto di Joseph Sheridan Le Fanu, in cui appare la donna vampiro più languida e seducente della storia della letteratura.
Il Vampiro di John Polidori narra le vicende si Lord Ruthven, nobile vampiro dallo sguardo terribile e ammaliatore, che non riesce a saziare la sua sete di sangue, specialmente di quello che appartiene alle belle ragazze. La sua vittima preferita è la giovane Ianthe, splendida e sensuale. Come spesso accade nelle storie di vampiri, soprattutto nel Dracula di Stoker terrore e sesso sembrano andare molto d’accordo: il tema del connubio Eros-Thantos (Amore-Morte) è una costante della letteratura gotica. La novella di Polidori non è un’opera straordinaria, ma ebbe un discreto successo e preparò le fondamenta per il capolavoro di Bram Stoker.
Nel 1847, Presket Prest dà alle stampe il suo Varney, the Vampyre, un romanzo di 220 capitoli, nel quale il protagonista Francis Varney è un vampiro assetato di sangue, di orrore e di leggiadre fanciulle. È capace di assumere forme mostruose e si diletta nell’impalare la gente. Quest’ultimo particolare fa presumere che Bram Stoker possa aver studiato anche questo romanzo prima di dare vita al suo Dracula.
Da qui ai tempi nostri il passo e breve.
La scrittrice più famosa nel campo del “romanzo vampiresco” è sicuramente Anne Rice, secondogenita di una famiglia cattolica irlandese e scrittrice di romanzi gotici, horror e fantasy i cui principali protagonisti sono, appunto, vampiri e streghe. Ha venduto milioni di copie divenendo una delle migliori autrici horror della storia moderna. Nella sua vita, ha sempre dato particolare attenzione alla sessualità umana: ritiene infatti che ogni umano sia, per natura, bisessuale. Per questo tutti i suoi personaggi (e in particolare i vampiri) hanno rapporti con entrambi i sessi. Delle sue Cronache dei Vampiri, il più noto è sicuramente Intervista col Vampiro (1976) da cui fu tratto l’omonimo film con Tom Cruise e Brad Pitt (1994), che la lanciò nell’Olimpo degli scrittori di genere.
Se la Rice è stata a lungo la regina indiscussa di questo genere letterario, oggi a farla da padrona è sicuramente Stephenie Meyer, con la sua Twilight saga. I quattro romanzi da cui la saga è costituita (Twilight, 2005; New Moon, 2006; Eclipse, 2007 e Breaking Dawn, 2008) sono divenuti in pochissimo tempo un cult, grazie a giovanissimi e seducenti personaggi, portati da poco sul grande schermo e interpretati dai beniamini delle teenager, quali Robert Pattinson, Kristen Stewart e Taylor Lautner.





Bram Stoker

10 11 2009

Sabato appena trascorso ricorreva la nascita del papà del Conte Dracula, ma dato che le date non sono il mio forte, me ne ero dimenticata.
Ecco il secondo evento del mese.

Bram_Stoker

Bram Stoker

Abraham “Bram” Stoker è nato a Clontarf (un villaggio costiero vicino a Dublino) l’8 novembre 1847 ed è stato uno dei più celebri scrittori irlandesi, salito alla notorietà come autore di Dracula, uno fra i più conosciuti romanzi gotici del terrore.
Fino all’età di otto anni, a causa di una salute cagionevole, fu impossibilitato ad alzarsi in piedi. Questo segnò profondamente la sua attività letteraria. La sua guarigione apparve miracolosa ai medici dell’epoca. Da quel momento Stoker condusse una vita normale, riuscendo a praticare anche attività sportive durante gli anni universitari.
Stoker studiò al Trinity College di Dublino, dove conseguì la laurea in matematica. Lavorò come domestico e a titolo gratuito come giornalista e critico teatrale per il The Evening Mail.
A 29 anni strinse amicizia con l’attore Henry Irving, del quale in seguito sarebbe divenuto segretario e confidente.
Stoker, nel 1878, sposò Florence Balcombe e si trasferì a Londra dove diresse il Lyceum Theatre di Irving. Grazie alla collaborazione con Irving, Stoker conobbe James McNeil Whistler e Arthur Conan Doyle.
Stoker cominciò a guadagnare anche con la scrittura, esordendo nel 1875 con il racconto La Catena del Destino al quale seguì, nel 1879, il saggio The Duties of Clerks of Petty Sessions in Ireland.
L’autore di Dracula scrisse anche dei racconti per bambini (Under the Sunset, 1882) prima di pubblicare, nel 1897, il suo libro più famoso. L’ispirazione gli fu data dall’incontro, nel 1890, con il professore ungherese Arminius Vambéry, il quale gli aveva raccontato la leggenda del principe rumeno Vlad Ţepeş Dracul, meglio conosciuto come Vlad il sanguinario o l’impalatore.
Questo personaggio venne poi trasformato da Stoker nel Conte Dracula; impiegò sette anni per scrivere il libro studiando la cultura e la religione dei Balcani e documentandosi sulla figura storica di Vlad Tepes.
Dracula è il capostipite di una lunga serie di romanzi sui vampiri, di film e di opere teatrali.
Bram Stoker morì il 20 aprile 1912 a Londra dove fu sepolto.








Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.